19 marzo 2015 Trento

Per la Festa del papà non hanno ricevuto regali, cioccolatini, disegni e nemmeno il calore di un abbraccio e di un sorriso

 

 

Papà senza festa: il flashmob dei padri separati per ricordare chi non ce la fa

Per denunciare questa situazione e sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei padri separati, ieri in Piazza Duomo a Trento ha avuto luogo un flash mob commemorativo, organizzato dal Centro Antiviolenza Bigenitoriale, che si occupa della tutela e difesa dei figli sui principi della bigenitorialità, a cui hanno aderito anche il Movimento femminile per la parità genitoriale, e altre associazioni sensibili alla questione. Presenti anche alcuni esponenti della politica trentina: il consigliere provinciale Claudio Cia (Civica Trentina), i consiglieri comunali di Trento Vittorio Bridi e Bruna Giuliani (Lega Nord). Altri, pur non presenti fisicamente, hanno espresso la loro vicinanza: i consiglieri provinciali Maurizio Fugatti (Lega Nord) e Filippo Degasperi (Movimento 5 Stelle), nonché i senatori Sergio Divina e Enza Blundo.

In particolare, il flash mob aveva come obiettivo quello di ricordare le difficoltà che quotidianamente affliggono i padri separati, costretti a una lotta ad armi impari contro l’allontanamento dei figli, la perdita della casa, degli affetti, quotidianamente alle prese con difficoltà oggettive, comeilmutuo, l’affitto, gli alimenti. Molti non ce la fanno e rimangono vittime di questo meccanismo. E quindi il flash mob è stato anche un momento per commemorare tutti quei padri separati che hanno deciso di suicidarsi. Come Sergio Grassi, l’ultimo di un lungo elenco, che come ricorda Roberto Buffi, portavoce dell’evento, vede in Italia 100 padri all’anno togliersi la vita (leggi qui).

Il flash mob è l’occasione per fare conoscenza con alcuni partecipanti: storie diverse, le loro, ma tutti sono accomunati dalla difficoltà, che in alcuni casi diventa impossibilità, di vedere i propri figli. Andrea e Michela sono di Pergine e da ottobre non vedono i loro tre bambini. Loro non sono separati, anzi, si vogliono bene e sono sposati. Ma i figli gli sono stati tolti a giugno con l’accusa di indigenza economica e di tenere la casa in scarse condizioni igieniche: «Peccato che la casa non sia mai stata vista – racconta Andrea –. E quella dell’indigenza economica, che era anche vera perché effettivamente in quel periodo avevo molte difficoltà lavorative, non è una motivazione valida per l’allontanamento dei figli. Gli assistenti sociali sono arrivati a casa nostra con i Carabinieri. Io ero assente, hanno portato via i bambini e mia moglie. Quando sono arrivato e non li ho trovati sono andato nel panico. Per una settimana non sono riuscito a mettermi in contatto con loro». Andrea e Michela un paio di settimane fa sono riusciti a rivedere i loro figli, che nel frattempo, da Bassano, dove erano stati portati, sono stati trasferiti a Trento: il più grande ha quasi quattro anni, la più piccola uno. «Un risultato ottenuto grazie al Centro antiviolenza bigenitoriale, alla Lega Nord Trentino e all’avvocato Pasini, che a dicembre è riuscito a fermare la sentenza di pre-adozione». Al momento li possono vedere un’ora ogni 15 giorni, con il risultato che la più piccola stenta a riconoscerli. «Ma io non mi fermo qui – dice Andrea –, non ci arrendiamo. Sono i nostri figli. E li rivogliamo».

Per partecipare al flash mob sono arrivati anche da fuori provincia e regione. Arrivano da Modena i due nonni di una bimba di quattro anni, che per vedere la loro nipotina hanno fatto ricorso alla legge 154/2013 sul diritto dei nonni. Ma a seguito del ricorso, il presidente del Tribunale dei minori di Bologna ha sollevato sulla legge, fresca di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, dubbi di anticostituzionalità. «Il problema è culturale – raccontano – e di chi gestisce e applica le leggi». Il loro figlio nel frattempo, sebbene scagionato, anche in opposizione, dalle accuse che gli erano state rivolte dalla ex moglie, può vedere la bambina un’ora e mezza alla settimana alla presenza di due educatori, in una struttura dei servizi sociali. Durante queste visite i nonni non sono ammessi. «I nonni contano solo nel momento in cui uno dei due genitori non ha più le risorse per il mantenimento, allora vengono dai nonni. I nonni sono solo dei bancomat».

E, infine, c’è Gabriele di Bassano, un papà separato che per fortuna i suoi bambini di quattro e otto anni li riesce a vedere un po’ più spesso, ma sempre vincolato dalle decisioni della ex moglie spagnola, e vive costantemente nel timore che lei faccia ritorno nel suo paese di origine portando con sé i figli. «Sono situazioni esasperanti, da andar fuori di testa. Il compleanno di mio figlio grande lo ho festeggiato così –mi mostra le foto sul suo cellulare –: in macchina, al freddo, sotto la pioggia. Con una brioche e una candelina accesa».