Tribunale di Trento: mamma ottiene lavoro prestigioso e stabile ma le tolgono il figlio. Associazioni ed esperti rispondono al comunicato stampa del legale e del consulente di parte

Comunicato Stampa

Con gentile preghiera di pubblicazione

In riferimento all’articolo apparso sulla Vostra testata, intitolato “Tribunale Trento: Mamma ottiene lavoro prestigioso e stabile ma le tolgono il figlio“, vorremmo esprimere disappunto in merito ad affermazioni di principio che traspaiono dalle dichiarazioni di alcuni protagonisti della vicenda.

Innanzitutto il titolo è fuorviante: alla madre non è stato tolto il figlio (non si ha contezza di una sospensione o limitazione della responsabilità genitoriale) per cui godrà del regime di affido condiviso; il lavoro prestigioso e stabile di per sé non rappresenterebbe una condizione ostativa all’esplicazione del ruolo genitoriale, se non fosse per un dettaglio fondamentale: si tratta di un’occupazione a circa 800 km. dalla residenza del minore e del padre.

Il giudice ha ritenuto di non dover allontanare il piccolo di un anno e mezzo dal padre, in quanto il trasferimento della madre rispondeva ad un’esigenza di crescita professionale della suddetta, e non ad un’oggettiva necessità.

Non ci si può esimere dal citare l’illuminata sentenza del Tribunale di Milano Sez. IX civile (famiglia) d.d. 14 01 2015, Presidente Dell’Arciprete, Relatore Buffone: pensare che un padre non sarebbe in grado di occuparsi di una bambina di due anni è una conclusione fondata sul pregiudizio che confina alla diversità (e alla mancanza di uguaglianza) il rapporto che sussiste tra i genitori.

La levata di scudi da parte del legale e della consulente tecnica di parte, la dott.ssa Palmieri, in favore della madre, ci inducono ad una serie di considerazioni:

1) Il principio della Bigenitorialità che informa la legge 54/2006 e prevede il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, in questo caso (raro) è stato recepito dal giudice ma viene ripudiato dai consulenti della madre.

2) Il diritto degli adulti, sempre secondo legale e ctp, sembrerebbe  prevalere su quello del minore.

3) Appare evidente, secondo la controparte, un presunto diritto inalienabile della madre a disporre dei figli senza tener conto delle loro esigenze e della presenza del padre

4) È manifesto un pregiudizio (come tale infondato) sulle capacità genitoriali paterne

Ci lascia perplessi che la dott.ssa Palmieri, psicologa e pedagogista stimata, abbia potuto appoggiare posizioni antitetiche alla legge – e di possibile  nocumento al minore – piuttosto che favorire nella madre la consapevolezza della necessità, per il piccolo, di beneficiare della presenza di entrambi i genitori.

La rinuncia (temporanea) ad un avanzamento di carriera in virtù del supremo bene del minore sarebbe poi così disdicevole?
Ai padri separati che scelgono di trasferirsi per conseguire una crescita professionale NON vengono affidati i figli (togliendoli alle madri). Dunque, perché dovrebbe essere diverso per le madri?

Roberto Buffi Centro Antiviolenza bigenitoriale ONLUS

Dott.ssa Adriana Tisselli MFPG, Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

Dott.ssa Valencia Saba ADIANTUM

Dott Massimo Rosselli del Turco Direttore ISPA (Istituto Studi Parlamentari ANFI)

 

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