Registro della bigenitorialità: istituzione presso il comune di Trento; interviene Claudio Cia Consigliere provinciale e regionale

Facendo seguito alla seduta della commissione comunale Politiche Sociali del comune di Trento d.d. 25 febbraio 2016, avente come o.d.g. la discussione della proposta di delibera presentata dal Consigliere comunale Andrea Maschio (M5S), richiedente l’istituzione del Registro della Bigenitorialità, di seguito la lettera inviataci dal Consigliere provinciale Claudio Cia in sostegno alla proposta di deliberazione.

“Nei giorni scorsi in commissione per le politiche sociali del comune di Trento è stata presentata un importantissima delibera sotto diversi aspetti, ovvero l’istituzione di un registro della bigenitorialità. In qualità di padre separato, la tematica, – già di per sé sensibile -, mi riguarda da vicino ed è parimenti attuale per molti genitori ingiustamente privati dell’affetto dei loro figli. Sono convinto che solo gli “addetti ai lavori” siano a conoscenza di questo strumento amministrativo, pertanto vale la pena di spendere alcune parole a riguardo.

Il principio della bigenitorialità è un principio etico in base al quale un bambino ha una legittima aspirazione, ovvero un legittimo diritto, a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se essi sono separati. Tuttavia nella realtà vediamo come vi sia un ingiustificato scollamento della prassi dalla teoria.

In una misura superiore al 90% degli affidamenti condivisi, avviene che la madre, – non di rado in posizione di vantaggio -, chieda ed ottenga dal giudice la collocazione prevalente del figlio minore presso la casa coniugale. Il padre separato, – lasciato in balìa del suo dolore e privato della minima sicurezza economica -, viene così relegato al ruolo di mero visitatore del figlio. Inoltre, dovendo egli cambiare residenza per ovvi motivi giuridici, si vede tagliato fuori dalla possibilità di ricevere comunicazioni ufficiali dal Comune, dall’APSS, o semplicemente dalla scuola frequentata dal figlio.

Qualora la delibera fosse approvata, il comune avrebbe l’onere di promuovere il registro presso l’ufficio anagrafe. Ad esso i genitori che vivono in residenze diverse, qualunque ne sia il motivo, possono iscrivere i figli nel registro in modo che ogni comunicazione ufficiale riguardante il minore venga recapitata ad entrambi i domicili indicati. Gli effetti dell’iscrizione si producono anche qualora non vi sia l’accordo di uno dei due genitori. Unico vincolo sarebbe l’assenza di limiti alla potestà genitoriale.

In diverse città italiane, il registro è già presente ed ha il pregio di ri-affermare il ruolo di entrambi i genitori anche in caso di loro separazione o divorzio. Di fronte ad una simile emergenza di affetti strozzati e spezzati, la politica non può permettersi di tacere, anzi si deve spendere con coraggio per evitare che i bambini diventino vittime innocenti delle nostre procedure burocratiche”.