Trento. La Corte d’Appello sconfessa lo psichiatra in ciabatte

L’ordinanza rimette totalmente in discussione la perizia del tristemente noto psichiatra di Trento

Sabato, 21 Maggio 2016 15:11

Dicembre 2016 così la Corte d’Appello sulla prizia di I grado.

“L’ESPLETAMENTO DELLA NUOVA CONSULENZA D’UFFICIO, ASSORBE, ALL’EVIDENZA LA DOGLIANZA RELATIVA ALLA DEDOTTA IRREGOLARITA’ DELLA CONSULENZA ESPLETATA IN PRIMO GRADO ESIMENDO QUESTA CORTE DALL’ESAMINARLA”.

 


L’ordinanza rimette totalmente in discussione la perizia del tristemente noto psichiatra di Trento. Lo psichiatra in questione è stato ribattezzato dai media «in ciabatte» perché era uso ricevere i pazienti in ciabatte e stilare referti psichiatrici e pareri per il tribunale sentendo solo al telefono le parti in causa.

La Corte d’Appello di Trento ha richiesto una nuova valutazione sul caso del padre di Rovereto condannato a visite protette con il figlio, invalidando di fatto la precedente perizia dello psichiatra più volte salito all’onore delle cronache con l’appellativo di psichiatra in ciabatte. Infatti la Corte, riunita in Camera di Consiglio composta dal Presidente dott. Fabio Maione, dal Consigliere dott.ssa Maria Grazia Zattoni e dal Consigliere Relatore dott.ssa Laura Paolucci, ha deciso di chiedere una nuova CTU per verificare la “capacità genitoriale del [padre] onde verificare se esistano i presupposti per un affido condiviso del minore.

La vicenda aveva fatto scalpore sui quotidiani locali poiché questo psichiatra in qualità di Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Rovereto aveva basato le sue valutazioni e decisioni sul fatto che secondo lui appariva “molto probabile” che il bambino avesse “percepito” o assistito a tensioni e discussioni tra il padre e gli operatori. Ne era persino scaturita un’interrogazione parlamentare, (n°5-06498). Ora l’ennesimo smacco per lo psichiatra di Trento.

L’avvocato del padre, dott.ssa Sara Gioia del foro di Rovereto, ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte che, di fatto, anche a seguito delle ottime relazioni positive dei Servizi Sociali e degli operatori che gestiscono gli incontri del padre con il figlio, annulla le valutazioni precedenti, e ha affermato sinteticamente che: “Questa decisione avvalla le nostre tesi.”

Anche il Vice Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, Silvio De Fanti, (foto) ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte che ha preso atto dei vari elementi oggettivi in contrasto con le valutazioni soggettive dello psichiatra in ciabatte: “La decisione non può che confortarci ma permangono alcuni elementi di perplessità. In primo luogo segnaliamo il sostanziale appiattimento del Tribunale Ordinario sulle valutazioni dello psichiatra: il fatto che ora si sia scoperto che era errata non fa che convalidare la nostra costante e ripetuta richiesta ai giudici di tornare ad essere i periti dei periti. A Trento è nato addirittura un Comitato dei Genitori penalizzati dalle perizie psichiatriche per segnalare al Consiglio Superiore della Magistratura episodi analoghi che hanno visto coinvolti dei genitori e dei bambini penalizzati da queste prassi. Inoltre, a quanto ci risulta, questo psichiatra starebbe ancora operando presso i tribunali trentini: ci auguriamo che vengano prese in considerazione le ripetute segnalazioni su di lui che sono addirittura entrate a far parte di un’interrogazione parlamentare, senza dover aspettare che si attivino gli ispettori ministeriali e/o il CSM. Ricordiamo che l’interrogazione su questo psichiatra, oltre a rimarcare il fatto che si è presentato in pantaloncini e ciabatte, ha segnalato anche un episodio in cui «incalzato da alcune domande di un avvocato non riusciva a rispondere perché completamente all’oscuro dei fatti» e di un’altra occasione dove avrebbe «partecipato a una perizia in cui, in soli 45 minuti, a una mamma era stato ravvisato un vero e proprio disturbo psichiatrico». Perché questo psichiatra continua a fare perizie sui bambini e sulle famiglie? Siamo ancora in attesa di un intervento dell’Ordine dei Medici di Trento.”

Sebbene le cose stiano volgendo nella direzione di garantire il diritto di questo bambino di avere un rapporto stabile e significativo con il suo papà, le visite sono tuttora di poche ore a settimana nonostante le relazioni estremamente positive degli operatori che seguono gli incontri padre-bambino. Forse ci sarebbe voluto un po’ più di coraggio.

Inoltre il papà ha inviato una lettera al nuovo consulente per chiedere spiegazioni e rassicurazioni: pare infatti che la relazione di amicizia e professionale del nuovo consulente nominato oggi dal Tribunale con lo psichiatra in ciabatte sia molto stretta. Il nuovo consulente avrà il coraggio, se necessario, di criticare imparzialmente e obiettivamente le conclusioni del suo collega ed amico? Attendiamo la risposta del nuovo consulente.

Fonte La voce del Trentino