Allontanamenti facili: ma che bel castello marcondirodirondello.

Trento 21 XII 2016

Allontanamenti facili.

Se da una parte risulta impossibile semplificare in poche righe il percorso istituzionale e pubblico fatto relativamente agli allontanamenti facili – le prime interrogaioni provinciali proposte dallo scrivente alle compagini politiche, relativamente allo stato dell’arte in trentino, risalgono al 2011 con la presentazione del ddl 46/XV  di modifica alle attuale normative e prassi in materia di allontanamento minorile, approvato in Consiglio provinciale all’unanimità nel settembre scorso, seppur con qualche modifica giuntale, presentato nel settembre del 2014 con il convegno“L’infanzia negata”   si andava a proporre un articolato che garantisse parametri di trasparenza ed efficenza rispetto ad un ambito che, per non implicare nella totalità le istituzioni e le professionalità che operano in scienza e coscienza, ad essere buoni pone seri interrogattivi, e soprattutto i media più che la politica, eccezione fatta per le due commissioni di inchiesta istituite sul caso Forteto,  hanno evidenziato che sembrerebbe facile sostenere che dietro l’accoglienza presso le comunità residenziali si celi un business, che tutto parrebbe garantire escluso l’interessa dal punto della sana crescita psico fisica del minore.
Dall’altra parte, limitatamente al Trentino, perchè non mi risulta esserci analogo percorso istituzionale sul territorio nazionale, finalizzato a modificare con Legge apposita le attuali statuizioni in materia – che differisce da simbolici e a volte poco efficaci protocolli – è forte quella componente politica “resistente” la quale, ogni volta le vengono sottoposte normative e prassi che presentano caratteristiche di eccellenza – come ad esempio l’esperienza della regione Veneto – puntualmente “offre” alternative irricevibili.
Irricevibili perchè nulla dicono e nulla propongono di nuovo, perpetrano lo status quo, e limitano fortemente quella necessaria trasparenza che materia così delicata doverosamente necessiterebbe, inducendo analogamente a far pensare che una fetta cospiqua, se non maggioritaria, di allontanamenti – per questo facili – vengono effettualti non per la tutela del minore, quanto per la conservazione di centri di potere
L’avversione è immotivata e non trova ragione d’essere se, vero come è vero, sono alcune importanti rappresentanti istituzionali ad evidenziare criticità che il “settore” ha insito.
E’ il Difensore Civico e  Garante dei minori a dichiarare che per una ripartizione iniqua dei fondi destinati, sono risultate prospettabili misure che prevedevano l’allontanamento del minore, quando per la sua suprema tutela erano consigliabili disposizioni meno stringenti quali ad esempio un servizio diurno o semi residenziale: è il Presidente del Tribunale per i minorenni di Trento che durante le audizioni al ddl 46 in IV Commissione permanente dichiara, seppur non richiesto, che i minori collocati presso strutture residenziali sono tre volte superiori a quelli collocati in famiglia, che la proposta di modifica è nel complesso significativa perchè va a rafforzare – per la carta dei servizi – normative nazionali;  sono due autorevoli professionisti che di minori si occupano, uno il direttore di una coop che accoglie minori, l’altra la direttrice di una importante associazione, a rafforzare la nostra convinzione circa la necessità di istituire la Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) ogni qual volta si prospetti l’allontanamento del minore: addirittura nel caso del primo che ritiene la norma più importante quella che prevede l’Unità di consulenza Multidisciplinare, o della seconda che evidenziando la necessità di prevenzione ritiene necessario che gli operatori collaborino per coordinarsi nella complessità.

Personalmente non mi sembra ne poco, ne difficoltoso da capire.

Anche per questi motivi abbiamo presentato in questa finanziaria importanti emendamenti con il consigliere Filippo Degasperi – M5S –  volti al rafforzamento in ambito di tutela minorile e organizzazione delle UVM, che se respinte o non modificate con proposte migliorative, ma analoghe nella mission, nulla osterebbe pensare che tale immotivata avversione e resistenza è finalizzata alla tutela di interessi che nulla hanno a che vedere con quelli afferenti i minori e le proprie famiglie.

RB
https://centroantiviolenzabigenitoriale.com/

 

 

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