La valutazione delle competenze genitoriali e delle relazioni familiari nella pratica forense

Il test MMPI-2 (Minnesota Multiphasic Personality Inventory®-2). Estratto di CTU: i risultati del test di personalità. Domande, grafici, valori.

Per l’affidamento dei figli,  nelle cause di separazione,  quando c’è conflitto tra ex,  quando c’è rifiuto alla frequentazione  di un genitore da parte dei figli,  motivata o solo riportata da uno dei genitori, quando, anche dopo diverso tempo trascorso dalla separazione ed in regime di affidamento condiviso, e dopo una regolare frequentazione insorgono delle difficoltà, quando ad occuparsi della tutela del figlio di minore età subentrano gli Assistenti Sociali – anche per la sola segnalazione di un vicino – oppure da parte di uno dei genitori vengono sporte querele di parte, o dopo che un genitore che si sente maggiormente penalizzato e si è rivolto all’aurità giudiziaria,  la stessa, è prassi prevalente, delega un professionista – il consulente tecnico d’ufficio – con l’incarico  di effettuare valutazioni inerenti le capacità genitoriali spesso ponendo al perito, mediante un quesito – valuti il CTU –  se i genitori idonei e – come nel caso sotto riportato (1) – suggerire il tipo di affidamento e le modalità di frequentazione da prevedere tra i genitori.  Viene pertanto chiesto al professionista incaricato un parere tecnico di natura psicologica o psichiatrica, che egli dovrà esprimere all’esito di proprie specifiche indagini.  Nella relazione finale il consulente dovrà rispondere in modo chiaro e producendo adeguate motivazioni ai quesiti postigli,  al fine di permettere al magistrato di prendere decisioni congrue su questioni tecniche che esulano dalle sue conoscenze.

Il CTU a sua volta può avvalersi di test per una meglio e più approfondita conoscenza medico-scientifica del periziato.

La valutazione della genitorialità è una complessa attività che deve tener conto di diversi parametri – clinici, relazionali, interpersonali e sociali – dei soggetti coinvolti (minore e genitori) e che deve essere tradotta dal contesto della psicologia clinica a quello della psicologia giuridica. I criteri per la valutazione della capacità genitoriale, quindi, comprendono lo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionali del ruolo e delle funzioni genitoriali.  Molti strumenti standardizzati possono aiutare e sostenere il lavoro del CTU nelle valutazioni calate nelle specificità delle diverse situazioni.

Così come nella diagnosi medica le analisi di laboratorio concorrono a determinare un corretto giudizio, nella diagnosi psicologica l’indagine psicometrica (cioè l’uso dei reattivi mentali) fornisce un contributo fondamentale per la sua formulazione più completa.
In linea generale un test ben tarato fornisce, nelle dimensioni psicologiche che si intende metricamente esplorare, una stima abbastanza precisa dell'”uomo medio”, vale a dire di certi valori o quantità (di intelligenza, memoria, difese, apprendimento, ecc.) che fungono da punto di riferimento. Può essere, infatti, di notevole utilità sapere con una certa precisione quanto un determinato soggetto si discosti dalla media, in un senso o nell’altro (1).
Ma il test può anche essere usato per cercare di stabilire il rapporto, non solo tra la persona in esame e la “media” degli altri, ma tra le diverse parti della persona stessa, in una ricerca quantitativa di tale rapporto, per esempio, tra il patrimonio di informazioni e la capacità di risolvere problemi di vita (alla Wais il rapporto tra “Informazione” e “Comprensione” è una buona stima del giudizio) oppure il confronto delle abilità che “tengono” con l’aumento della età con quelle che “non tengono” con l’aumentare dell’età (si sta parlando ovviamente del cosiddetto “Indice di deterioramento mentale”) (2,3,4).
Nella diagnosi psicologica è molto importante precisare la quantità e la qualità delle parti sane del paziente perchè ciò è indispensabile non solo nella valutazione ma soprattutto per indirizzare l’intervento terapeutico verso le risorse potenziali che, evidentemente, è più opportuno mobilitare. Studiando le parti sane del paziente è possibile individuare le prove dell’idoneità del paziente stesso alla terapia ipotizzata e alla motivazione al trattamento. Continua a leggere

Il M.M.P.I. risponde in maniera efficace ai requisiti essenziali richiesti ad uno strumento psicodiagnostico non solo per la sua validità ed affidabilità, ormai riconosciute in tutto il mondo, ma anche per la sua “naturale” applicabilità alle procedure computerizzate.
Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) di Hathaway e McKinley è un test non proiettivo di personalità e la somministrazione consiste nel sottoporre al soggetto una serie di affermazioni stampate su un questionario relative ai suoi vissuti, condizioni fisiche, abitudini, atteggiamenti e pensieri ricorrenti.

Scale di validità, cliniche, di contenuto.

test_minnesota – le domande –

(1)  Al CTU veniva proposto il seguente quesito:
‘letti gli atti di causa, sentite le parti, valutate tutte le circostanze e svolti gli opportuni accertamenti del caso, verifichi il consulente la capacità genitoriale di X onde verificare se sussistano i presupposti per un affido condiviso del minore; accerti altresì se vi sia o meno spazio per la modifica e l’ampliamento delle modalità e della frequenza della disciplina delle frequentazioni padre/figlio, suggerendo e proponendo un eventuale nuovo regolamento dello svolgimento dei rapporti padre/figlio, suggerendo e proponendo un eventuale nuovo regolamento delle svolgimento dei rapporti padre/figlio e, se ritenuto necessario, indichi un percorso idoneo sia per il padre sia per il figlio al recupero di un reciproco rapporto rispondente alle esigenze del minore.’

Estratto di CTU – I RISULTATI DEL TEST DI PERSONALITA MMPI-2°

Il sottoscritto sottoponeva il periziando a test di personalità MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory)-2°, test universalmente utilizzato perché poco opinabile nei risultati in quanto standardizzati e identici per ogni utilizzatore. Ha evitato test magari più noti quali quello di Rorschach o il TAT per la loro caratteristica di possibile variabilità di interpretazioni.
La interpretabilità di un test, soprattutto nell’attività medico legale, ė un grosso handicap in quanto espone ad infinite diatribe sui risultati possibili che risentono fortemente dalla parte che li interpreta.
Per questa ragione I’ MMPI è ad avviso del sottoscritto il test di personalità ideale, che maggiormente garantisce affidabilità per l’utilizzo universalmente riconosciuto e perché impedisce ogni possibile contestazione strumentale alla propria parte.
Il Ctu evitava di comunicare al Ctp quale test avrebbe utilizzato (il sottoscritto possiede la strumentalità anche per gli altri due test di personalità citati) ed era presente alle risposte del periziando al lungo questionario (567 domande a risposta vero o falso) del test. Il test veniva completato in un’ora e venti minuti; alla successiva analisi dava le risposte riassunte dai grafici che il sottoscritto allega all’elaborato peritale.
Esse dimostrano la validità dello stesso (esiste la possibilità che un esaminando dia risposte casuali e/o prevalentemente insincere), e l’assenza di alcun picco patologico per le patologie nevrotiche e psicotiche considerate (che coprono l’intero spettro della psicopatologia). Esistono, a voler utilizzare ogni dato sulla personalità del periziato, alcuni elementi che il sottoscritto ha rilevato per la possibile coerenza con l’intero quadro rilevato nella persona del sig. X.
Si tratta di caratteristiche di personalità, non di aspetti patologici e/o sintomatici di patologia, ma possono aiutare a rappresentare che cosa ė successo e succede al periziando, soprattutto a fronte di vissuti di ingiustizia ed impotenza. Tra essi si citano, perché ai limiti inferiori o superiori della norma (e mai fuori di essi), il dato all’indice D (depressione) che cita ‘scarsa inibizione, limitato autocontrollo, socialmente disinvolto’; al limite anche il dato Hy sugli aspetti isterici con citazione ‘egocentrismo e superficialità..’ Interessante rilevare come il punteggio alla scala Pa sia molto lontano dal valore inferiore a 40 che suggerisce il disturbo paranoide. Anche alle scale secondarie il valore di Hy1 è modestamente superiore agli altri e suggerisce ‘moderata negazione di ansia sociale..’ ; alla Pa1 si ha valore nei limiti (58) ove il valore sopra 60 depone per ‘moderate idee persecutorie.’
Ad altre scale secondarie si può rilevare, sempre al di fuori di qualsiasi valore patologico, un atteggiamento di moderata repressione (R 61) Si rileva peraltro anche alla ES adattabilità e capacità di recupero. Alla DO il periziato si rivela personalità in qualche modo dominante.
Null’altro di significativo.