Padri separati: assegno di mantenimento non più sostenibile. In aumento il mancato assolvimento agli obblighi di assistenza familiare e le cause civili e penali.

Questo il dato emerso durante la presentazione dell'anno giudiziario del distretto della Corte d'appello di Trento. Entra nel merito la Presidente Dott.ssa Gloria Servetti

Si registra un aumento costante di padri separati impossibilitati a mantenere l’impegno, concordato con l’ex partner o imposto in sede giudiziaria, ad assolvere agli obblighi di assistenza familiare. In trend con il rapporto Caritas 2014 che fotografava la situazione degli oltre 4 milioni di padri separati, 800 mila dei quali in stato di assoluta povertà.

“Imputata” principale è la crisi economica, ed il suo perdurare.  Con la collocazione prevalente dei figli presso la madre e l’assegnazione ad essa della casa coniugale, volto ad assicurare al residuo nucleo familiare, – coniuge affidatario e figli – la conservazione dello stesso ambiente di vita domestica goduto in costanza di matrimonio o civile convivenza, sono gli uomini, i padri separati, a vedersi obbligati a trovare una nuova dimora, a sostenerne le spese congiuntamente – se esistente – in virtù degli accordi presi o imposti, del mutuo gravante sull’abitazione in regime di unione.

E cosi, dopo la separazione, la perdita o la forte “limitazione” di affetti ed effetti, la casa come scritto, e l’iniqua ripartizione dei tempi di frequentazione dei figli, per prassi se non concordati tra le parti, nell’ordine del 86% presso il genitore collocatario – nell’allegato i dati istat 2015 – o come in questo caso dove una madre chiede la  limitazione dei tempi di incontro tra il bambino ed il padre, gli uomini si trovano in contesti drammatici di esclusione sociale e povertà e, per chiudere in bellezza, in un’aula giudiziaria a cercare di dimostrare la non volontarietà del dolo, l’effettivo stato di povertà quale unico “motivo”  di violazione agli obblighi di assistenza familiare.

E’ la Presidente del distretto della Corte d’appello di Trento, che comprende oltre al tribunale del capoluogo Trentino quelli di Bolzano e Rovereto, Dott.ssa Gloria Servetti, ad entrare nel merito di questa congiuntura, che vede da una parte il prosieguo della crisi economica e dall’altra un aumento considerevole di aperture di nuovi fascicoli, penali e civili, assorbibili dal reato di cui all’art 570 c.p. “violazione degli obblighi di assistenza familiare.” Aumento, certa conseguenza anche delle nuove normative in materia di separazione e divorzio che abbreviano considerevolmente i tempi di attesa.

Riporta il quotidiano l’ Adige le dichiarazioni della Presidente Servetti:  «C’è un incremento diffuso in tutte le sedi giudiziarie dei procedimenti per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Questo è il prodotto di una situazione concordata tra le parti sull’ammontare degli assegni di mantenimento, che però poi non sono più sostenibili a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro, della cassa integrazione o della perdita di organico. C’è una sottile e serpeggiante crisi economica che non risparmia questo territorio fortunato.»

Era stato il Consigliere comunale del capoluogo trentino Andrea Maschio, unitamente ai colleghi del M5S ad interrogare la giunta circa la situazione socio-assistenziale ed economica delle famiglie separate o divorziate ove si evidenziava, “che gli aiuti siano finalizzati sempre e solo ai nuclei famigliari da cui è escluso, in caso di separazione o divorzio, seppur in affido condiviso, l’altro genitore che non ha nel proprio nucleo famigliare i figli essendo domiciliati con il primo.
Si evidenzia come la prassi, e non la legislazione, preveda che il coniuge con domicilio sia quasi sempre la madre e che sia, sempre di prassi, il padre a dover corrispondere l’assegno di mantenimento.”

RB