Botte a casa di mamma, bambini al sicuro dal padre

Una storia assurda, fatta di paradossi e lentezze inconciliabili con la tutela dei minorenni

Pomezia-Roma maggio 2016/febbraio2017

Un caso inconciliabile con qualsiasi fattispecie di procedura riferibile alla tutela dei minori, – ne avevamo già scritto in questo articolo – ed in questo caso del padre separato; portato all’attenzione del SS competente per zona nel maggio 2016, ove si ipotizzava – sulla scorta del riferito dei minori e delle fotografie con morsi, ecchimosi ecc. – il reato di maltrattamenti in famiglia – i minori sono tre – e dove dalle indagini esperite e a seguito di audizione protetta dei minori emergeva, oltre al presunto maltrattamento agito dalla madre, l’ipotesi di abuso sessuale su uno dei tre da parte del nuovo compagno della madre, ad oggi nessun tipo di provvedimento cautelare, o di altra specie, è stato posto ai due soggetti indagati.
Solo la grande capacità e fermezza del padre e l’eccellente lavoro professionale ed umano condotto dal legale difensore del padre hanno permesso che ai bambini non potesse essere fatto loro ancora del male.
Passato il fascicolo da un ufficio ad un altro, contattate tutte le istituzioni preposte alla tutela dei minori, ad oggi nessuno ha fatto quello che doveva.
Ma visto che al peggio non c’è mai fine, la notizia di questi giorni è che il G.i.p. nomina nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio, una nota psicologa forense; nota anche perchè rinviata a giudizio per falsa perizia e calunnia, che dovrà indagare al fine di accertare la maturità psicologica, il grado di sviluppo intellettivo e cognitivo, la capacità di percepire la realtà dei minori, e di riferirla a terzi per poi – se ritenuti idonei – procedere con l’incidente probatorio.
Importante sottolineare che allo stato dell’arte i bambini sono mesi che non vedono la madre, che la stessa non ha fatto richiesta di attuazione di qualsivoglia disposizione in favore dei propri figli, quali ad esempio la richiesta di attivazione di spazio neutro o di educativa domiciliare; ne il servizio sociale ha richiesto delega o maggiore delega all’autorità giudiziaria per adottare questi tipi di provvedimenti straordinari ed urgenti.
A solo titolo di conoscenza si evidenzia che sul padre non esiste nessuna querela raffiguarante maltrattamenti, violenza di vario genere sui figli di minore età o sulla madre.

Fosse stata la madre a denunciare il padre, il caso avrebbe avuto percorso certamente diverso.
RB

 Di seguito l’articolo del Il Messaggero di Roma. 
Botte a casa di mamma, i figli scappano
`Tre fratellini accusano di brutali violenze la madre: fuggiti da 120 giorni presso il papà
POMEZIA
Un padre separato, i suoi tre figli di 4, 7 e 9 anni affidati alla mamma, che dopo mesi di presunti maltrattamenti chiedono al papà di tenerli con sé e di non tornare nella scuola di Pomezia a due passi dalla casa dove ancora vive la donna che intanto si è rifatta una vita con un nuovo compagno. L’affidamento dà diritto alla signora di andare a prendere i bambini all’uscita dell’elementare, ma loro in quella casa e con la mamma presumibilmente violenta non vogliono starci.
LE ACCUSE
Da mesi il papà e i suoi figli chiedono di cambiare istituto, ma non possono farlo senza un provvedimento del Tribunale che stenta ad arrivare. Così da 120 giorni il maschietto di 7 anni e la sorellina di 9 non frequentano
più  le lezioni. Una storia assurda, fatta di paradossi e lentezze inconciliabili con la tutela dei minorenni. La coppia, che vive a Pomezia, si separa nel 2015 e i figli vengono affidati alla mamma. Il padre li incontra regolarmente ed è proprio accompagnando il bambino di 7 anni in piscina che l’uomo scopre le violenze. Nota dei lividi e gli domanda cosa sia successo. Il piccolo è un fiume in piena e racconta che spesso la mamma morde e graffia lui e la sorella più grande, li prende a bastonate, li trascina tirandogli i capelli. Il bimbo sarebbe stato anche palpeggiato sul sedere dal compagno della donna. Il racconto è confermato dalla figlia di 9 anni. L’uomo denuncia tutto ai carabinieri. Nessuno in questi mesi di lungo calvario sembra essersi accorto di nulla.
LE INDAGINI
Eppure alcune insegnanti a scuola sapevano. In un tema la bambina aveva descritto l’inferno e la sofferenza vissuta in quella casa, senza che qualcuno coinvolgesse i servizi sociali di Pomezia che, nonostante la denuncia del padre e le sollecitazioni dell’uomo, ancora non intervengono per proteggere i bambini. Sostengono di non poterlo fare senza un decreto del Tribunale e inoltre ritengono l’uomo idoneo alla custodia dei tre minorenni. Le indagini della magistratura minorile e di quella penale sono andate avanti molto lentamente, tra certificati medici spariti, richieste dei servizi sociali mai inviate e istanze ancora disattese. I piccoli, che ora vivono con il padre, sono stati ascoltati e giudicati testimoni attendibili, ma l’incidente probatorio chiesto dal difensore dell’uomo non viene fissato. Il Tribunale dei minori passa il fascicolo da un ufficio all’altro e ancora non concede al papà di trasferire i figli in un’altra scuola, lontana da casa della ex moglie. Il Garante dell’Infanzia a cui si è rivolto l’uomo disperato e preoccupato per l’assenza delle altre istituzioni, avrebbe preso tempo senza però in-
tervenire e tutelare i bambini.
MoiraDi Mario
Il Messaggero