Perizia di abuso contestata: 7 psicologi su 15 del Consiglio lombardo dell’Ordine minacciano le dimissioni. Bambina suggestionata. Padre condannato

La perizia è la summa di tutto ciò che non si dovrebbe fare in sede di esame

Milano, febbraio 2017

“La perizia è la summa di tutto ciò che non si dovrebbe fare in sede di esame.” 

A sostenerlo, questo l’articolo del Corriere della Sera d.d. 3 febbraio u.s, il Dott. Mauro Grimoldi, uno dei sette, ex presidente dell’Ordine, che aggiunge: “il Consiglio non è stato in grado di valutare tutta la gravità dell’atto e delle sue conseguenze.”

La bambina, che oggi ha 8 anni, in incidente probatorio non aveva confermato neanche un elemento dell’accusa. Mentre prima e durante la perizia è stata “così platealmente suggestionata, secondo gli psicologi, da rendere assolutamente probabile un esito non veritiero.”

A dar manforte all’esito della perizia il Dott. Giuseppe Benincasa, psichiatra infantile: la perizia è stata condotta in modo assolutamente inadatto a giungere a qualunque conclusione”.

Il caso, di figli contesi, viene portato all’attenzione dell’opinione pubblica nell’ottobre scorso quando, durante un convegno in Bicocca, è il Dott. Vittorio Vezzetti, pediatra, a presentare la storia come “emblematica di un possibile falso abuso,” denunciando i mancati accertamenti “contro ogni forma di tutela e contro le linee guida internazionali” e sollevando plausibili dubbi sulla possibilità che nei vari gradi di giudizio non siano state disposte neanche le visite ginecologiche e mediche di base?»

L’uso strumentale della falsa accusa di abuso sessuale sul figlio minore – o di generici abusi e maltrattamenti – in fase di separazione tra coniugi è prassi assai ricorrente e finalizzata all’ottenimento di “affetti ed effetti;” tende a colpire il genitore considerato – nel processo separativo – “più debole,” che sappiamo essere il padre in quanto genitore “less involved” – meno coinvolto – e che vede la madre collocataria prevalente. Obbiettivo precipuo è la distruzione della figura dell’altro genitore, seppur non bisogna assolutamente negare condotte violente ed abusanti che ricorrono nell’ambito familiare, anche nello svolgersi della vita quotidiana durante l’unione familiare, e non solo durante la fase separativa.

Il tema delle False denuncie di abuso sessuale è sempre attuale ed il dibattito ricco e complesso. La stessa lettura completa dell’articolo, a titolo di esempio, riporta il noto caso di Renato Sterio, d’apprima condannato per abusi sulla figlia e poi risarcito, dopo anni di carcere, della somma di 200 mila €. Elementi probanti furono ritenute le sole dichiarazioni materne. 

Tornando alle false perizie, o comunque quelle ritenute non attendibili, ci si può solo interrogare sui reali motivi “che spingono” professionisti accreditati a svolgere l’incarico del percorso peritale – in fase di CTU – disconoscendo in parte, non adottando nella loro completezza, tutti quegli strumenti in loro possesso volti ad una diagnosi veramente oggettiva, come “scienza e coscienza” oltre agli obblighi professionali e procedurali, imporrebbero.

RB

Di seguito gli elementi di impugnazione contro il decreto del tribunale che ha visto reclamare in Corte d’Appello un padre separato, proprio in virtù di quella che aveva tutte le fattispecie di un percorso peritale falso, e che ha visto, dopo altro incarico di CTU modificare le statuizioni di I° grado, accogliendo le richieste paterne in favore del figlio e del loro rapporto genitoriale.   

Caso questo che aveva interessato l’On Tancredi Turco che con ben due richieste di  Atto Ispettivo Camera – il testo –  chiedeva chiarimenti al Ministro di Giustizia Orlando.

  1. Violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione, da norme di legge e dai trattati internazionali ratificati dall’Italia (Art. 6 CEDU)

1.1. CTU affidata immotivatamente a professionista non iscritto all’Albo presso Tribunale di omissis

1.2. CTU in materia familiare affidata a psichiatra-criminologo

1.3. Mancato rispetto delle linee guida stabilite dal Protocollo di Milano in materia di CTU

1.4. CTU è del tutto carente anche sotto il profilo della tecnica di indagine e della coerenza espositiva che conduce alle conclusioni

1.5. Mancata allegazione alla CTU dei disegni raccolti nel corso delle operazioni peritali

1.6. Incarico affidato ai Servizi Sociali di omissis nonostante l’incompatibilità eccepita e derivante da reciproche denunce

1.7. Al signor omissis non è stato assegnato un assistente sociale di riferimento

  1. Violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione, da norme di legge e dai trattati internazionali ratificati dall’Italia (Art. 8 CEDU)

2.1. Mancato rispetto della vita familiare e del diritto di visita del genitore non collocatario con adozione di misure rigide e stereotipate (visite in Spazio Neutro per oltre 4 anni in assenza di gravi motivi richiesti per legge)

2.2. Violazione del nuovo disposto dell’ art. 337-ter c.c

  1. Violazione art. 24 n. 3 della Carta dei diritto fondamentali dell’Unione Europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000

L’articolo completo del Corriere della Sera

«Dove ti ha fatto male papà?»
Scontro fra psicologi sui test

Sette psicologi del Consiglio lombardo dell’Ordine su 15 contestano una perizia compiuta su una bambina di soli due anni e minacciano le dimissioni: «La piccola è stata suggestionata». Il padre intanto è stato condannato al carcere

di Elisabetta Andreis e Gianni Santucci

«Dove ti ha fatto male il papà?». Intorno a questa domanda ruota l’esame condotto su una bambina di due anni che, ciuccio nella mano, rispondeva seduta in braccio alla mamma. Quella perizia (2011) è stata cruciale per condannare al carcere il padre, accusato — nell’ambito di una burrascosa separazione tra i genitori — di abusi sulla piccola. Ma ora quello stesso documento è contestato da sette psicologi del Consiglio lombardo dell’Ordine (su 15 totali), che per questo caso minacciano le dimissioni. «La perizia è la summa di tutto ciò che non si dovrebbe fare in sede di esame — spiega Mauro Grimoldi, uno dei sette, ex presidente dell’Ordine —. Il Consiglio non è stato in grado di valutare tutta la gravità dell’atto e delle sue conseguenze». C’è stato un procedimento disciplinare a carico del professionista che ha condotto il test che si è concluso — salvo ricorso — con la sanzione più lieve, l’avvertimento.

La bambina, che oggi ha 8 anni, in incidente probatorio non aveva confermato neanche un elemento dell’accusa. Mentre prima e durante la perizia è stata «così platealmente suggestionata — secondo gli psicologi — da rendere assolutamente probabile un esito non veritiero». Concorda un noto neuropsichiatra infantile, Giuseppe Benincasa: «La perizia è stata condotta in modo assolutamente inadatto a giungere a qualunque conclusione», dice. La storia emerge a metà ottobre scorso. Durante un convegno in Bicocca, il pediatra Vittorio Vezzetti la presenta come «emblematica di un possibile falso abuso», denunciando i mancati accertamenti «contro ogni forma di tutela e contro le linee guida internazionali. Possibile che nei vari gradi di giudizio non siano state disposte neanche le visite ginecologiche e mediche di base?». Dal pubblico si alza una donna, Claudia Squassoni, presidente del collegio che in Corte di Cassazione aveva confermato la condanna al padre. «Ciò che dice il pediatra è esattissimo — spiega il magistrato, da poco in pensione —. Se nel ricorso fossero state sollevate quelle eccezioni, l’esito sarebbe stato diverso». Cioè: il verdetto di colpevolezza non sarebbe stato confermato dalla Cassazione, che deve esaminare la correttezza procedurale.

Ripercorrendo la storia: Giulia (nome di fantasia) nasce nel 2008,due anni dopo c’è la separazione conflittuale dei genitori. La mamma vorrebbe l’affido esclusivo. A marzo 2011 lei, con la nonna materna, accusa l’ex marito di aver abusato, dal luglio 2010 e per qualche mese, della bimba. Si tratterebbe un rarissimo caso di infantofilia. L’accusa ruota intorno alle frasi che la bimba avrebbe confidato alla madre e soprattutto alla nonna. Non emergono altre testimonianze, né elementi sospetti dagli accertamenti su telefoni e computer del padre. C’è la deposizione di una pediatra (nel frattempo deceduta) che constatava arrossamenti «compatibili» con un abuso. E la perizia adesso contestata. Riccardo Bettiga, presidente degli psicologi lombardi, spiega: «L’Ordine tutela gli interessi degli iscritti e dunque non commenta eventuali procedimenti disciplinari a loro carico».

Dal 2011 il padre non ha più potuto avvicinarsi a casa. Nel 2013, la condanna di primo grado (9 anni di carcere, Tribunale di Como); nel 2015, leggera riduzione in Appello (7 anni e mezzo). Poi la Cassazione, con sentenza esecutiva da dicembre 2016. Per l’avvocato della mamma, Massimo Schirò, gli indizi sono più che sufficienti. Per i legali dell’uomo, seguito da Angelo Giarda e solo in Appello da Guglielmo Gulotta, insussistenti. «A fronte di riscontri probatori deboli, molti elementi di ragionevole dubbio non sono stati presi nella dovuta considerazione», si sbilancia un noto penalista, Paolo Tosoni, non coinvolto nel processo, ma a conoscenza delle carte. Per alcuni il caso andrebbe riaperto, pensando anche a una storia analoga. Quella di un altro papà, Renato Sterio, che nel 2005 era stato condannato per presunti abusi sulla figlia che allora aveva 4 anni. L’accusa, anche in quel caso, ruotava intorno alle frasi riferite dalla mamma e dalla nonna materna, e per combinazione alcuni dei giudici sono stati gli stessi nei due processi. Sterio scontò tutti gli anni di carcere. Una volta uscito, un’ammonizione allo psicologo che aveva condotto la perizia sulla credibilità del minore e una relazione psichiatrica sulla ex moglie avevano fatto riaprire il fascicolo. La revisione portò alla dichiarazione di innocenza «perché il fatto non sussiste», e a un risarcimento da 200 mila euro per l’ingiusta detenzione.