Allontanamenti facili: dopo 11 anni Stella ritorna dai genitori. “Ora la bambina è libera!” Così Paolo Roat, responsabile nazionale CCDU minori, dal suo profilo fb

La lettera dei genitori, inviata al CCDU, dopo che la bambina aveva registrato di nascosto l'assistente sociale

Dal quotidiano “l’Adige” d.d. 9 febbraio 2017

Dopo 11 anni “Stella” (il nome è di fantasia) da sabato scorso può legittimamente abitare a Trento dai suoi genitori. Il Tribunale per i minorenni ha accolto il ricorso dei genitori di origini siciliane, ma da molti anni in Trentino, che chiedevano la revoca dell’affidamento eterofamiliare adottato oramai molti anni fa perchè la famiglia naturale era stata giudicata non idonea a crescere quella che all’epoca era una bambina. Lo riferisce in una nota l’avvocato Francesco Miraglia, legale della famiglia, che sottolinea come la principale motivazione posta all’epoca alla base del provvedimento che allontanò la figlia da casa era lo stato di grave indigenza dei genitori. Un argomento che tuttavia da solo non basta a sottrarre un figlio ai genitori naturali. Di certo gli ultimi anni di vita di “Stella” sono stati travagliati. Negli 11 anni trascorsi lontano da casa, ma sempre comunque in contatto con i genitori, la minorenne venne affidata a due diverse famiglie e in due diverse comunità. L’ultima aveva sede a Milano, dove evidentemente la ragazza aveva nostalgia di casa. Madre e padre li vedeva solo una volta al mese perchè la coppia non poteva permettersi viaggi a Milano con maggiore frequenza. Così il 16 novembre del 2015 “Stella” fuggì dalla comunità e rientrò a Trento venendo accolta dai genitori. Una collocazione che da sabato – informa l’avvocato Miraglia – è stata approvata anche dal Tribunale per i minorenni che, anche sulla base di una consulenza tecnica, ha ritenuto che il rientro in famiglia fosse la soluzione migliore nell’interesse della minorenne. In questo percorso i genitori saranno comunque accompagnati dai servizi sociali di Trento. L’avvocato Miraglia sostiene che il primo provvedimento di allontanamento dalla famiglia naturale venne sollecitato dai servizi sociali di una valle del Trentino per lo stato di indigenza dei genitori: “Naturalmente – precisa il legale – non era questo l’unico argomento posto alla base di questa decisione, ma nella sostanza tutte le difficoltà della famiglia nascevano da una situazione economica molto difficile.” Su questo aspetto l’avvocato viene però smentito dal Presidente del Tribunale per i minorenni di Trento, Paolo Sceusa: ” Non ero a Trento in quegli anni e non conosco il caso, ma posso assicurare più in generale che mai un provvedimento di allontanamento di un bambino dalla famiglia viene motivato con lo stato di indigenza dei genitori. Semplicemente è una circostanza che, per costante giurisprudenza, non può accadere. Basta con la favola dei bambini tolti alle famiglie povere per essere dati alle famiglie ricche.” L’avvocato Miraglia sottolinea un altro aspetto peculiare (il legale parla addirittura di “scandaloso”) della vicenda: nel 2015 un assistente sociale durante un incontro con l’adolescente avrebbe descritto i genitori come degli incapaci denigrandoli, conversazione che però venne registrata dalla ragazza. E per questo la famiglia chiese e ottenne di essere seguiti da un diverso servizio sociale.

Dal profilo fb di Paolo Roat, responsabile nazionale minori CCDU onlus, la missiva che la famiglia aveva inviato all’associazione, dopo che la bambina aveva registrato di nascosto la conversazione con l’assistente sociale, della quale se ne riporta il testo.

«Spettabile CCDU, volevo segnalarvi quanto sta succedendo a mia figlia Stella (nome di fantasia) ospitata presso la comunità S.G. di Milano. Nell’incontro del 25/5/2015 con il dirigente e la coordinatrice dei servizi sociali, dove lo abbiamo informato delle scandalose dichiarazioni e comportamenti della A.S. di riferimento, che nostra figlia Stella aveva registrato di nascosto, avevo chiesto al dirigente e alla coordinatrice di impedire qualsiasi ritorsione contro la bambina. Purtroppo da allora non ho più sentito la bambina al cellulare come avviene tutti i giorni da alcuni anni, come avevamo spiegato al dirigente. Ieri sera mia figlia mi ha chiamato dicendomi che le avevano requisito il cellulare e che stava chiamando di nascosto con il cellulare di una amica. Ma non è tutto. Mi ha anche detto che l’hanno fatta stare male dicendole che andrà in adozione. Cosa che non le era mai stata detta prima. A me pare proprio una ritorsione. Quest’ultimo fatto si aggiunge a tutto quello che vi abbiamo segnalato con la registrazione che vi abbiamo già consegnato. Vi prego di aiutarmi a proteggere mia figlia da queste incredibili vessazioni.
Firmato la mamma di Stella.»
IL COMUNICATO STAMPA DEL CCDU Onlus

Stella tolta per povertà: due esposti sull’ex assistente sociale

A seguito del recente decreto, i genitori e la sorella di Stella hanno presentato due nuovi esposti all’Ordine, sull’assistente sociale che aveva allontanato Stella dalla famiglia.

CCDU: spesso alla base delle motivazioni formali di allontanamento ci sono la povertà e problemi abitativi

Trento. La famiglia di Stella ha presentato due nuovi esposti sull’assistente sociale di una valle trentina che, con una motivazione originale, aveva tolto Stella agli affetti familiari: i genitori, troppo presi dai loro problemi economici, avrebbero trascurato la figlia. La prova inconfutabile di ciò – la pistola fumante – era che la bimba stringeva facilmente amicizia con chiunque; un chiaro indizio di abuso genitoriale, almeno secondo la dotta opinione dell’aspirante Freud.

Il Tribunale ha deciso di revocare definitivamente l’inserimento etero-familiare di Stella, disponendo di riportarla in a casa, come annunciato ieri dal loro legale Francesco Miraglia, e i genitori hanno deciso di denunciare nuovamente questa operatrice sulla base delle nuove informazioni raccolte dal Consulente Tecnico d’Ufficio.

La mamma di Stella ha dichiarato:

«Stella da piccola era una bambina serena e felice. Ci siamo rivolti ai servizi sociali per essere aiutati in un periodo di gravi difficoltà economiche. L’assistente sociale ha scritto e ripetuto più volte che non eravamo genitori idonei perché “eravamo troppo presi dai nostri problemi personali per occuparci di lei”. Oggi il Tribunale ha confermato il collocamento in famiglia pur riconoscendo le difficoltà che Stella manifesta dopo 9 anni di “cattività” lontano dai suoi affetti. Con il nuovo servizio sociale ci siamo trovati meglio, anche se permane una certa diffidenza a causa dei trascorsi passati con quella persona. Quello che ci preoccupa è che quell’operatrice continua a lavorare con i bambini e le famiglie. Riteniamo che l’Ordine degli Assistenti Sociali dovrebbe esaminare in modo più approfondito la sua posizione.»

Anche la sorella di Stella, ora maggiorenne, ha deciso di presentare un esposto separato:

«L’assistente sociale ci ha sempre detto che i nostri genitori non ci volevano perché preferivano lavorare e non pensare a noi, che loro non erano in grado di poterci tenere e che lei doveva provvedere per noi, e l’unico modo con il quale riusciva a provvedere è averci tolto dalla nostra famiglia e metterci in questa comunità. Noi ogni volta le chiedevamo di poter tornare a casa, ma lei rispondeva che questo non era possibile perché i nostri genitori preferivano il lavoro a noi, che a loro non interessava di noi, ed è per questo che ci trovavamo in questa comunità. L’assistente sociale ci ha portato al punto di odiare i nostri genitori, perché con la sua voce talmente melliflua ci aveva portato alla convinzione che per i nostri genitori noi non eravamo importanti. E da lì sono iniziati i miei 10 anni in comunità. Poi ho scoperto che non era vero niente all’età di 14 anni. IO PENSO CHE QUESTA ASSISTENTE SOCIALE DOVREBBE SMETTERE DI FARE QUESTO LAVORO!!!»

La vicenda di Stella divenne di dominio pubblico due anni fa, quando fu collocata in una struttura a più di 300 chilometri di distanza. Aveva registrato di nascosto l’assistente sociale mentre denigrava apertamente i genitori, chiamandoli persino bugiardi, per convincerla, fino al punto di farla piangere, ad andare in una famiglia affidataria nonostante le sue insistenze per tornare a casa. Il tutto registrato e consegnato al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e al dirigente dei servizi sociali. Ora, dopo la sua fuga dalla comunità, e due anni di vita in famiglia e di accertamenti e valutazioni, il Tribunale ha finalmente deciso di riportarla a casa dei genitori, con l’assistenza del nuovo servizio sociale.

Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, ci tiene a precisare: «In realtà Stella, come molti altri bambini in Italia, è stata tolta per povertà. Il giudice Paolo Sceusa ha affermato giustamente che un provvedimento di allontanamento non viene mai motivato con lo stato d’indigenza dei genitori. Questo dovrebbe essere vero, ma alcuni psichiatri e psicologi, e in certi casi persino alcuni assistenti sociali, scambiano i problemi economici con disturbi psicologi giustificando, secondo alcune teorie mai dimostrate, l’allontanamento del minore dagli affetti familiari. A rendere la cosa ancor più grottesca è il costo di alcune di queste case-famiglia – spesso di svariate migliaia di euro al mese – quando ai genitori basterebbe un aiuto di poche centinaia di euro per uscire dallo stato d’indigenza.”

Aggiunge Roat: “Secondo noi, l’allontanamento di un minore dalla sua famiglia dovrebbe essere attuabile solo per motivi gravi e accertati – dimostrati, cioè, da riscontri oggettivi. Invece, il fumoso concetto di “incapacità genitoriale” è spesso basato su diagnosi psicologiche (per loro stessa natura, soggettive e opinabili) o da problemi economici. I giudici minorili dovrebbero riaffermare il loro ruolo di Perito tra i Periti, respingendo queste pseudo diagnosi quando siano così palesemente soggettive e contrarie al buon senso.”

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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Rassegna stampa sul caso

Allontanamenti facili Trento: bimba tolta improvvidamente e ingiustificatamente

 

Quotidiano “l’Adige” d.d. 9 febbraio 2017