Quando la vittima è il “sesso forte.” Aprono a Berna e Lucerna rifugi per uomini maltrattati

A chiedere di essere accolti spesso padri con i loro bambini che cercano tranquillità e protezione dalle partner violente

La “violenza domestica” è definita dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con legge n. 77 del 27 giugno 2013 come “tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima”. La convenzione esplicita che vittime di violenza domestica sono donne, uomini e bambini. La stessa legge distingue inoltre la violenza domestica dalla “violenza di genere”, intendendo quest’ultima come una forma specifica di violenza, che colpisce maggiormente le donne, e perpetrata per colpire la donna in quanto donna e per mantenere la donna in posizione subordinata rispetto agli uomini.

Come anche rilevato dalla letteratura sociologica e psicosociale, non tutta la violenza ricevuta dalle donne e non tutta la violenza domestica può essere interpretabile come violenza di genere, ossia come violenza riconducibile alla diseguaglianza di potere e alla rigida separazione dei ruoli nelle società patriarcali. Ci sono altri fattori (dinamiche relazionali e particolarità situazionali, stress, situazione psicologica, patologie, uso di droghe e alcol, violenza appresa, contesto socio-economico, ecc.) che contribuiscono a innescare la violenza e che vanno tenuti in considerazione nell’interpretazione e quindi nella prevenzione e nella risposta assistenziale alle vittime.

Innumerevoli studi internazionali rilevano che la violenza domestica è commessa in modo reciproco e simmetrico dall’uomo e dalla donna, con modalità differenti che rispondono alle tipicità dell’identità maschile e femminile. Inoltre, la violenza fisica perpetrata dalla donna sull’uomo è generalmente meno visibile rispetto a quella perpetrata dall’uomo sulla donna. I bambini sono vittime di violenza domestica maschile e femminile sia in modo diretto sia indiretto (violenza assistita) in quanto spettatori della violenza tra gli adulti della famiglia. In entrambi i casi la violenza genera effetti negativi nello sviluppo psico-fisico del bambino e segna le modalità relazionali anche nella vita adulta.

La risposta istituzionale alla violenza domestica, nonché il discorso pubblico e la rappresentazione nei media, sono focalizzati sulla violenza maschile contro le donne interpretata in chiave di genere, che come abbiamo visto è solo una delle possibili dimensioni del problema sociale della violenza domestica. Questo particolare approccio è confermato nella recente legge n. 119 del 15 ottobre 2013 che prevede un “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” elaborato “con il contributo delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza” (Art. 5 comma 1).

A proporre l’apertuta di case rifugio per uomini maltrattati è l’associazione Svizzera Zwusche Halt, chè gia si era prodigata in tal senso con l’apertura del primo centro-rifugio europeo nel canton Argovia.

L’iniziativa viene riportata dal quotidiano Corriere del Ticino.

BERNA 14 febbraio 2017 – Una casa per uomini che sono vittima di violenza domestica dovrebbe presto aprire le porte nella città di Berna. L’associazione “ZwüscheHalt”, che nel dicembre del 2009 ha aperto il primo rifugio del genere a livello europeo nel canton Argovia, sta infatti cercando a tale scopo un appartamento nella città federale.

Lo riferisce in un comunicato odierno la stessa associazione sottolineando che la questione degli uomini che subiscono abusi rimane sempre un tabù sociale. Inoltre “se gli interessati rivelano il loro problema, sono spesso derisi”, spiega Oliver Hunziker, vicepresidente dell’organizzazione.

“Gli uomini sono per lo più considerati solo colpevoli delle violenze domestiche, benché le statistiche della polizia criminale parlino chiaro: una vittima su quattro è un maschio. E secondo gli esperti il fenomeno è ben più diffuso”, scrive “ZwüscheHalt” (che in italiano si potrebbe tradurre con fermata o stazione intermedia).

Si tratta spesso di padri con i loro bambini che cercano tranquillità e protezione dalle partner violente.

L’offerta di “ZwüscheHalt” è in primo luogo per gli uomini maltrattati fisicamente, psichicamente o sessualmente. Ma anche per coloro che sono minacciati dai famigliari e sotto il loro stretto controllo.

Essa concerne pure chi, dopo una alterco, vuole o deve lasciare la propria abitazione, ad esempio su indicazione della polizia. “Anche gli uomini devono poter lasciare casa prima che la situazione degeneri completamente”, sottolinea Sieglinde Lorz, che dirigerà la casa-rifugio di Berna.

La richiesta per situazioni del genere cresce costantemente, dice l’associazione, che si finanzia autonomamente tramite donazioni. La casa argoviese, dalla sua creazione nel 2009, ha già ospitato molte decine di persone e ora l’istituzione deve espandersi. Perciò sta cercando un appartamento di 5 o sei locali nella città di Berna e prevede di fare altrettanto a Lucerna.

Fonte

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Lineamenti di una donna carnefice. Dott.ssa Glenda Mancini – criminologa.

Filippo Degasperi, M5S  Provincia autonoma di Trento: Istituzione di centri di informazione e di consulenza multidisciplinari per la promozione della bigenitorialità e per la tutela dalla violenza domestica senza distinzione di sesso.

Violenza domestica: modificazioni al testo LP 9 marzo 2010 n. 6