Alienazione Parentale: Lettera43 racconta la storia di una mamma e di una figlia, oggi donna adulta, alienate

PINGITORE, PSICOLOGO E CRIMINOLOGO; CORRIERE, AVVOCATO; BUFFI, CENTRO ANTIVIOLENZA BIGENITORIALE

E’ il quotidiano online Lettera43 ad indagare sulla Alienazione ParentaleFrancesca Buonfiglioli autrice di questo approfondimento, racconta la storia di una mamma che non vede la figlia da 14 mesi; di una donna, oggi adulta, ex bambina alienata.

UN GENITORE È IL BENE, L’ALTRO IL MALE. «A mia figlia il padre ha fatto un lavaggio del cervello», insiste G. che non intende arrendersi a quella che lei definisce senza mezzi termini una «violenza». “Mi parlava come un automa, un robot. Sono più di 14 mesi che non ha più nessun contatto non solo con me ma con tutta la mia famiglia e tutto quello che riguarda il contesto materno.”

«PER ANNI MI SENTIVO IN TRAPPOLA». In ogni caso, è il bambino a pagare il prezzo più alto. Un prezzo che conosce bene F., ex bambina alienata. «Mi sentivo in trappola», ricorda a L43. «Urlavo contro mio padre, anche se la cosa non mi piaceva. Se non mi comportavo così, però, sentivo di tradire mia madre con la quale vivevo. Non potevo comportarmi diversamente». Dai 13 ai 17 anni, F. non ha avuto alcun contatto col padre e con la sua famiglia.

Sono Pingitore, psicologo e criminologo, l’Avvocato Corriere e Buffi del Centro Antiviolenza Bigenitoriale ad entrare nel merito…..

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Storie che sembrano fantascienza. Ma che fantascienza non sono. L’alienazione non è un fenomeno raro, anzi. «Si tratta di un problema di relazione trasversale», spiega Margherita Corriere, avvocato matrimonialista. «Sono più numerosi i casi di alienazione paterna solo perché nella maggior parte dei casi il collocatario prevalente è la madre. Il genitore che sta più tempo col bambino innesca così un meccanismo simbiotico per annullare l’altra figura genitoriale. Per vendetta, per fargliela pagare».

BIGENITORIALITÀ DA RICONOSCERE. In altri casi, dice invece Roberto Buffi del Centro Antiviolenza Bigenitorialità di Trento, accade il contrario. A innescare la dinamica può essere anche il genitore che passa meno tempo con il figlio: «Se il padre per esempio entra in aula e già sa che ne uscirà perdente», spiega, «allora non è escluso che metta in atto determinati comportamenti. Non è una giustificazione, certo. Ma se denuncio maltrattamenti da parte dell’ex lo faccio per ottenere qualcosa che so di non potere ottenere per altre vie». Per questo Buffi si batte per il pieno riconoscimento del principio della bigenitorialità.

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