Comune di Trento. La Bigenitorialità fa paura! Registro osteggiato per presa di parte

Rispondono congiuntamente il consigliere comunale Andrea Maschio che aveva depositato la proposta di deliberazione e Roberto Buffi del Centro Antiviolenza Bigenitoriale onlus, associazione proponente

Con argomentazioni che si commentano da sole per la loro intrinseca povertà di contenuto, la consigliera comunale di Trento Antonia Romano (Altra Trento a sinistra), – unica con il suo voto contrario ad opporsi alla istituzione del registro -, soddisfa esigenze proprie che sconfinano nella disuguaglianza.

La Bigenitorialità fa paura!

“Posto che l’alto valore dei principi espressi nel diritto del figlio di minore età a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori, anche se essi separati così come disciplinato e riconosciuto da convenzioni e normative internazionali e nazionali, non dovrebbe avere contrari e avversi, è del tutto evidente, – e questo lo ribadiamo sin dall’inizio della proposta fatta -, che lo strumento amministrativo approvato non rappresenta la panacea di tutti mali.

Risulta altresì evidente quanto la Consigliera Romano sviluppi idee che si commentano da sole e che pongono i diritti civili, come il registro rappresenta, quali diritti di serie B. Possiamo immaginare anche quali motivi alimentino tanta avversione. La bigenitorialità fa paura! Fa paura a quella compagine politica che per qualche manciata di voti garantisce quella maternal preference oramai relegata alla storia e a qualche segreteria di partiti più oltranzisti e non a passo con i tempi. Fa paura la bigenitorialità perché con il suo pieno riconoscimento sarebbero i figli a godere di un diritto e non uno dei due genitori prevalentemente come oggi accade. Questa è la legge! Trovi la compagna Romano una contea dove fare la sceriffa a sua immagine e somiglianza, a Trento non c’è posto.”

Roberto Buffi, C.A.B. onlus

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Registro di bigenitorialità osteggiato per presa di parte

La sensibilità verso alcune categorie di persone evidentemente non è materia per chi crede di essere portatore di verità assolute ed indiscutibili. Sarà forse che in questo caso il genere non è quello “giusto” o che l’Associazione non è quella voluta, tutto si fa nel cercare di delegittimare il Registro della Bigenitorialità, anzichè ascoltare quella parte di genitori che invece lo invocano e lo chiedono a gran voce. Evidentemente per qualcuno la preferenza di genere deve essere sempre e solo unilaterale. Mi riferisco alle continue assertazioni della Consigliera Romano che facendosi beffe del parere della Giunta, del Consiglio Comunale e della Commissione Politiche Sociali cerca in tutti i modi di svilire ciò che gli altri fanno per il beneficio di, magari pochi, ma sicuramente genitori e figli con problemi seri. Ho l’impressione che non conosca il problema della ricerca di informazioni soprattutto laddove il ruolo di genitore è stato annientato economicamente, moralmente e psicologicamente.

Viene definito “uno strumento inutile perchè la normativa nazionale già lo prevede”. Si dimentica però di ricordare che poi la prassi è ben lontana dall’applicarlo. La norma sull’affidamento condiviso è ben lontana da essere applicata per come è scritta e quando mi si ricorda che in Provincia abbiamo il Registro elettronico faccio notare che alle elementari non è utilizzato ed alle superiori non vi è cenno di comunicazioni ed informazioni, sebbene i voti vengono ugualmente inseriti. Replico anche che in alcuni casi a richiesta di una doppia udienza con i professori è stato risposto negativamente. Non per nulla nel settembre 2015 il MIUR ha ripreso la nostra Provincia per non essere al passo con il giusto livello di informazione ad entrambi i genitori. Quindi non mi venga a fare lezioni di normativa ma venga più spesso in tribunale a sincerarsi di cosa realmente succeda nella pratica.

In merito al rischio di etichettare i bambini in “liste discriminatorie” mi domando da che cilindro abbia tirato fuori questa preoccupazione se non dalla sua stessa volontà di farne un “caso”. Il Registro non è pubblico innanzitutto e nella sostanza è una dichiarazione di un doppio domicilio. Quale sarebbe il problema? Il figlio non lo sa che ha due residenze? E’ con il registro che lo scopre e quindi ne resta traumatizzato? Nel merito non so se si stia scherzando o provocando inutilmente. In ultimo, l’accusa che il Registro aumenterebbe la conflittualità rasenta a dir poco il ridicolo. Stiamo parlando di casi in cui manca già totalmente la comunicazione. Con l’utilizzo dello stesso si bypassa un contatto che, quello sì, è conflittuale nel pieno rispetto della legge e dei diritti di entrambe i genitori.

Concludo con la presa d’atto che l’intero Consiglio Comunale ha nella sostanza compreso ed apprezzato questo strumento e che, a questo punto, ogni voluta provocazione appare come una mera presa di posizione politica ed associazionistica, quasi che alcune associazioni siano più meritevoli di altre. Meditate gente, meditate! Essere genitori non è una questione di genere.

Andrea Maschio, Consigliere Comunale di Trento – Movimento 5 Stelle

Per approfondire:

MFPG sull’approvazione del Registro della Bigenitorialità a Trento

L’Adige, 4 maggio 2017 – Un registro sui figli per i genitori separati