Alienazione Parentale. La “guerra” tra genitori: sono in aumento i casi di bimbi “rapiti” da uno dei coniugi.

Il settimanale Vero racconta la storia di Giovanna, mamma divorziata vittima di "alienazione genitoriale" e "false accuse". Contribuiscono il dottor Pingitore, psicologo e psicoterapeuta, e l'avvocato Marcello Adriano Mazzola

E’ il settimanale Vero che torna ad occuparsi di alienazione genitoriale – qui spiegata in un breve filmato – e false accuse -, qui la storia di un padre -, raccontando la storia di Giovanna , madre divorziata che non vede la figlia da diciotto mesi. Insieme al Centro Antiviolenza Bigenitoriale Onlus Giovanna sta portando la problematica e le condotte genitoriali avverse al figlio e all’altro genitore all’attenzione dell’opinione pubblica intervenendo in più occasioni in manifestazioni pubbliche e trasmissioni radio e tv. Partendo dal Flash Mob di Arco – in questo intervento video Giovanna ci racconta la sua storia – arrivando alla trasmissione “I fatti vostri” su Rai2 (qui La piaga dell’alienazione genitoriale approda su Rai2) e partecipando, recentemente, ad analoga manifestazione presso il comune di Cascina – Pisa – che ha visto partecipe l’Amministrazione comunale,  subito attivatasi per l’istituzione del Registro della Bigenitorialità, accogliendo la nostra richiesta, insieme a quella della Presidente del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale Dott.ssa Adriana Tisselli,  – il contributo video dell’assessore Dott.ssa Sonia Avolio – e durante la quale, presso l’aula consiliare, è stato proiettato il film corto di e con Amedeo Gagliardi “MAMMA NON VUOLE“.

Giovanna vive in provincia di Brescia, è divorziata e non vede la figlia da 18 mesi. Il padre se l’è portata via. Così, da un giorno all’altro. Doveva riaccompagnarla a casa dopo una domenica passata assieme ed invece non è più tornata. In provincia di Viterbo una mamma separata di 48 anni  non ha più notizie di suo figlio ormai da cinque anni nonostante l’affidamento congiunto. A Salerno un imprenditore quarantaseienne non ha potuto vedere i suoi bambini per quasi sei anni accusato dall’ex moglie di molestie su di loro. Il 30 marzo scorso l’uomo è stato completamente assolto, ma recuperare il rapporto con i figli non sarà facile. Servirà del tempo e un aiuto costante di un’ equipe di psicologi. Infine, lo scorso 2 aprile, un uomo di 43 anni è stato trovato morto nella sua auto. Si è tolto la vita cercando di uccidere anche il figlio di nove anni tratto in salvo dai vicini di casa. Poco prima aveva lasciato un messaggio su Facebook: “chiedo solo di vedere il mio cucciolo, neanche conosco la sua pagella”.

Uomini e donne che da un giorno all’altro si ritrovano senza i propri figli, portati via, come sequestrati dall’ex coniuge senza nessun diritto. Succede e come se non bastasse, succede che siano gli stessi figli a non volere più vedere il papà o la mamma. Un fenomeno diffuso nei casi di genitori separati chiamato alienazione genitoriale. “Non è un disturbo psichiatrico”, spiega Marco Pingitore, psicologo e psicoterapeuta, “ma è sicuramente una violenza psicologica nei confronti dei figli quando sono ancora in età scolare o pre-adolescenziale”. In buona sostanza, uno dei due coniugi riesce a convincere il bambino a disprezzare l’altro, deformando la realtà e parlando male dell’ex partner. ” Ognuno ha un proprio ruolo in questa dinamica” , continua Pingitore, “il genitore alienante attua la violenza nei confronti del figlio denigrando l’ex.  Il coniuge alienato, che poi è il soggetto passivo, spesso si trova spiazzato. E una reazione arrendevole può alimentare il dominio dell’altro, spingendo il bambino dalla parte del genitore più forte. Di solito le vittime sono i padri, perchè è la figura materna quella indicata dalla legge italiana a stare con i figli quando scatta la separazione. Ma non è sempre così, succede anche alle madri. Proprio come accaduto a Giovanna. Ha divorziato nel 2007 dal marito ottenendo l’affidamento della figlia. Ma da quasi due anni non la vede più. La giovane, ora adolescente, vive con il padre in provincia di Milano, nonostante sia stato chiesto l’allontanamento immediato da parte del CTU (Consulente tecnico d’ufficio) del Tribunale dei minori di Brescia, che ha giudicato l’uomo inadeguato alla crescita della figlia, giudizio confermato anche dalla Procura. Il giudice però ha preso tempo: restituire la figlia ad un genitore strappandola via dall’altro rischia di peggiorare ulteriormente le sue condizioni psicologiche. Non è finita. Dopo aver perso la figlia, Giovanna ha dovuto difendersi dalla denuncia, mossa dall’ex coniuge di maltrattamenti sulla ragazzina. Sei mesi di test psicologici ,svolti dal perito del Tribunale, rileveranno che non vi  è stato alcun maltrattamento da parte della madre, anzi: l’unica in grado di occuparsi della figlia, stando alle perizie, è proprio lei. Ma per la figlia, ormai definitivamente circuita dal padre, la madre è “cattiva”. La realtà però è diversa. “Due anni e mezzo fa”, spiega Giovanna, “ho rinunciato agli alimenti per andare incontro proprio al  mio ex marito in difficoltà economiche”. Dunque, per il CTU, la figlia di Giovanna è esposta a gravi rischi psicologici in quanto al momento “sequestrata” dal padre e per questo andrebbe allontanata da lui. Un’analisi confermata anche dalla procura, ma per il giudice bisogna che prima la madre recuperi il rapporto con la figlia. E così la donna ha ottenuto un incontro con la figlia di un’ora ogni dieci giorni, a pagamento, in un ambiente pubblico, assieme ad una psicologa. Pochi mesi e arriva l’ennesima doccia fredda: la ragazzina non vuole più vederla, ormai totalmente influenzata negativamente dal padre. “Ma io non posso arrendermi, per mia figlia ma anche per tutti quei genitori che si trovano nella mia condizione”. Già, perchè se Giovanna ha sborsato 15mila euro in un anno di spese legali, c’è chi ne ha sborsati anche 40mila. “E’ successo ad un operaio e alla fine ha deciso di rinunciare al figlio” aggiunge la donna, che insieme ad altri padri e madri nelle sue condizioni è scesa in piazza il 25 aprile scorso a Cascina, nel pisano, per una manifestazione pacifica a favore dei diritti della bigenitorialità: “Ogni bambino ha il diritto di crescere con un padre e una madre, sposati, separati o separati che siano. Nessuno può permettersi di privare la presenza di uno o dell’altro”.

Di seguito il contributo dell’avvocato Marcello Adriano Mazzola all’articolo:

Ogni anno 500 sottrazioni di minori su 42mila separazioni annue di coppie con almeno un figlio, 22mila finiscono in conflitto. Sono 500 circa i casi l’anno di sottrazione di minore, in Italia e all’estero. Non sempre la giustizia riesce a risolvere le cose. “Questo perchè”, spiega l’avvocato Marcello Mazzola, ” i tempi processuali non coincidono con l’esigenza di offrire forme di tutela adeguate che in questi casi richiedono innanzitutto tempestività”. E poi c’è un buco legislativo: “Esiste il reato di sottrazione ma non quello di alienazione genitoriale”. Per citare il caso di Giovanna, il marito non sta commettendo nessun reato. In più ha accusato l’ex moglie di maltrattamenti alla figlia. “In questi casi l’ 80% delle volte sono calunnie, ma i tempi della giustizia in Italia permettono di allontanare ulteriormente il figlio dal coniuge accusato. Passano a volte anni prima che la denuncia si riveli infondata”.