Assegno di divorzio: Avv. Tomas Delmonte commento a Trib. Milano, Ordinanza d.d. 22 maggio 2017 (Est. Buffone).

quantificazione oggettiva della soglia di reddito, oltre il quale non vi è diritto all’assegno divorzile

Commento a Trib. Milano, Ordinanza dd. 22.05.2017 (Est. Buffone)

Avvocato Tomas Delmonte

A pochi giorni dalla pubblicazione della storica sentenza della Suprema Corte, che ha precisato come l’assegno divorzile non può essere concesso al coniuge se costui vive in condizioni di autosufficienza economica, il Tribunale di Milano applica senza compromessi tale principio ad un caso sottoposto al proprio esame, in cui una donna si vede rifiutare l’assegno divorzile poiché il proprio reddito, pur decisamente inferiore a quello del marito, è comunque sufficiente a consentirle di procurarsi quanto necessario ad una vita dignitosa (vitto, alloggio ed esercizio dei diritti fondamentali).

In particolare, i giudici di Milano hanno correttamente applicato quanto previsto dall’art. 5, comma 6, della legge n. 898/70, distinguendo il proprio giudizio in due distinte fasi, una preliminare rispetto all’altra, come stabilito da tale norma. In particolare, il Giudice

  1. A) PRIMA deve verificare se la domanda del richiedente l’assegno soddisfa i criteri di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), tenuto conto esclusivamente dell’”indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso e non dal “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”.
  2. B) SE E SOLO SE il giudizio di cui sopra si risolve in modo positivo per il richiedente, allora si dovrà passare alla quantificazione dell’assegno, tenendo conto della cd. solidarietà economica al coniuge debole in quanto “persona” economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost), secondo i criteri individuati dalla legge («[….] condizioni dei coniugi, [….] ragioni della decisione, [….] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [….] reddito di entrambi [….]»), tenuto conto anche della durata del matrimonio»; si conferma in ogni caso il principio secondo cui gli elementi di prova per stabilire la quantificazione dell’assegno devono essere dedotti UNICAMENTE dalla parte richiedente.

Per la prima volta, il tribunale di Milano innova la giurisprudenza di merito in materia di assegno divorzile poiché propone una quantificazione oggettiva della soglia di reddito, oltre il quale non vi è diritto all’assegno divorzile, in quanto ritenuta sufficiente a finanziare le spese essenziali (vitto, alloggio ed esercizio dei diritti fondamentali), individuando tale limite nella quota di reddito necessaria per accedere al patrocinio legale a spese dello Stato, ossia Euro 11.528,41all’anno, poco meno di Euro 1000,00 al mese o importi inferiori se il soggetto richiedente fosse, ad esempio, assegnatario della casa familiare e quindi non obbligato a reperire un alloggio per sé e per l’eventuale prole convivente, non ancora autosufficiente.

Il Giudice meneghino specifica, in ogni caso, che per qualificare concretamente il concetto di “indipendenza economica” va esaminato anche il reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente vive ed abita stabilmente, da dedurre sempre e comunque da parte del richiedente e mai dell’onerato.

Si tratta di un provvedimento che susciterà certamente enorme eco, non solo tra gli operatori del diritto: il tribunale di Milano tenta, per la seconda volta, di stabilire quanto più possibile criteri oggettivi e non liberamente valutabili in ordine agli oneri economici negli eventi separativi (il primo caso fu quello in cui il Giudice stabilì la liceità della presunzione semplice secondo cui il figlio 34enne convivente in famiglia era da considerarsi economicamente autosufficiente), nella convinzione che detti criteri oggettivi consentano la diminuzione dell’elevato tasso di litigiosità che caratterizza le vicende separative in Italia.

Già in occasione della storica sentenza che fa giustizia del criterio del “tenore di vita” in ordine alla quantificazione dell’assegno divorzile, autorevoli commentatori hanno ribadito la necessità impellente che il Parlamento italiano adotti finalmente una legge che consenta i cd. “patti prematrimoniali”, in cui le parti si confrontino PRIMA e non DOPO la convivenza matrimoniale in ordine agli aspetti personali ed economici che dovranno caratterizzare la loro unione; ciò non eliminerà il prezioso contributo dell’Avvocatura familiarista preparata ed attenta alle esigenze del minore e, contemporaneamente, consentirà di esternalizzare il confronto tra le parti in ordine ad affidamento, frequentazione e mantenimento della prole, ponendolo ad un livello temporalmente antecedente alla fase patologica del processo civile.

 

 

1. REVOCA gli assegni di mantenimento per i figli, posti a carico di *, ad eccezione di quanto segue
2. PONE a carico di ….., l’obbligo di versare a …, l’assegno mensile di euro 450 per R, da versarsi entro il giorno 25 di ogni mese, oltre rivalutazione monetaria ISTAT.
……
Così deciso in Milano, in data 22 maggio 2017
il Giudice
Dott. Giuseppe Buffone

TRIBUNALE DI MILANO

Divorzio, niente assegno all’ex che guadagna già mille euro.

Fonte foto “Il Sole 24 ORE”