Ammissibilità o meno della richiesta di assegno divorzile: Avvocato Tomas Delmonte commento a Cass, I civ, n 15481 d.d. 29 06 2017. Testo sentenza

onere al richiedente di provare la propria condizione di assenza di autosufficienza economica, ossia di impossibilità di procurarsi i mezzi di sostentamento per cause oggettive.

Tomas Delmonte, Avvocato in Verona

Commento a Corte di Cassazione, Sez. I, sentenza 22 giugno 2017 n. 15481
Il nuovo orientamento in tema di assegno di divorzio avviato dalla pronuncia 11504 del 10 maggio 2017 trova conferma anche in sede di modifica delle condizioni, purché ricorrano i giustificati motivi di cui all’art. 9 l.898/1970, non essendo sufficiente a giustificare la revisione dell’assegno il mero richiamo al nuovo arresto giurisprudenziale.
L’onere della prova si inverte, nel senso che spetta a chi sostiene il venir meno del diritto (il coniuge obbligato) l’onere di dimostrare la sussistenza di mezzi adeguati e/o la possibilità per il beneficiario di
procurarseli.
La verifica della sussistenza del diritto va effettuata non con riguardo ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, bensì alla luce del principio dell’indipendenza o autosufficienza economica, considerando i principali indici: il possesso di redditi e/o di cespiti patrimoniali mobiliari/immobiliari; le capacità e possibilità effettive di lavoro personale; la stabile disponibilità di una casa.
Nella fattispecie la Corte territoriale non aveva tenuto conto del significato della omissione di una delle parti all’onere di esibizione della documentazione richiesta dal giudice.
Per la Cassazione non può riconoscersi assegno divorzile sul presupposto di permanenza di un evidente divario economico tra le parti, né sulla base del criterio del tenore di vita analogo a quello goduto incostanza di matrimonio.

La sentenza in commento sembra dissipare ogni residuo dubbio sull’applicabilità del principio di “autosufficienza economica” dell’ex coniuge nel giudizio in cui si dibatta dell’ammissibilità o meno della richiesta di assegno divorzile.

La sentenza presenta due elementi distinti di interesse:

  • Si ribadisce l’orientamento generale stabilito dalla recente cd. “sentenza Grilli”, che fa giustizia del dettato normativo come modificato nel 1987 e prescrive l’onere al richiedente di provare la propria condizione di assenza di autosufficienza economica, ossia di impossibilità di procurarsi i mezzi di sostentamento per cause oggettive.
  • Tuttavia, nello specifico procedimento di revisione delle condizioni di divorzio, ossia dove già è intervenuta pronunzia di ammissibilità della richiesta dell’emolumento assistenziale, si stabilisce il principio per cui l’onere della prova è invertito; in particolare, spetta alla parte onerata del contributo provare che il beneficiario non ha diritto all’assegno divorzile, che ha natura esclusivamente assistenziale, in quanto economicamente autosufficiente, indipendentemente da ogni riferimento al pregresso tenore di vita ed all’eventuale differenza redditual-patrimoniale tra le parti.

Pertanto, nel caso in esame, bene ha deciso la Suprema Corte nel cassare il provvedimento della Corte d’Appello di Roma, la quale aveva concluso per l’ammissibilità dell’assegno in favore del beneficiario, nonostante che l’onerato avesse provato la raggiunta autosufficienza economica del beneficiario e, contemporaneamente, il mancato rispetto da parte dello stesso beneficiario dell’onere di produzione della documentazione attestante la propria situazione redditual-patrimoniale.

Tale condotta è stata non favorevolmente giudicata dalla Suprema Corte, che, correttamente, ha deciso per la riforma del decreto della Corte d’Appello di Roma, obbligata a conformarsi ai principi recentemente ribaditi dalla famosa “sentenza Grilli”.