Caso Avenati-Kuluz. Bimbo sottratto, l’offerta del pm alla madre: pena con la condizionale se non escluderà più il padre

Chiesti due anni per Nina Kuluz

Caso Avenati-Kuluz

Bimbo sottratto, l’offerta del pm alla madre: “Pena con la condizionale se non escluderà più il padre”.
Chiesti due anni per Nina Kuluz, accusata di aver portato in Croazia il piccolo Cesare che ora ha 8 anni. L’avvocato: “Assolvetela, è una vittima”
Una condanna a due anni di carcere con sospensione condizionale della pena. È la richiesta dell’accusa, sostenuta dalla pm Barbara Badellino, nei confronti di Nina Kuluz, 44 anni, accusata di aver portato via il figlio, Cesare, nel 2011 da Moncalieri quando aveva 18 mesi trasferendosi in Croazia, a Spalato. “Un bambino che per anni non ha potuto vedere il padre non oso pensare a quali difficoltà potranno esserci e quale idea di padre si sia costruito Cesare- dice l’accusa- La donna non ha a cuore la cura del suo bambino, il suo papà e ancora oggi non riesce a vedere suo figlio”. L’accusa ha chiesto la sospensione condizionale della pena ma legata al suo comportamento, purché ricrei un rapporto genitoriale con il padre. Continua a leggere la Repubblica ottobre 2017

Ho portato via mio figlio per il suo bene “Io non sono una criminale. Mi sembra di vivere in un incubo e spero che finisca al.più presto”. Nina Kuluz, 44 anni, si è presenta  per la prima volta questa mattina in tribunale a Torino dove è indagata per sottrazione di minore. È accusata di essere sparita nel 2011 da Moncalieri portando con sé i figlio Cesare. Da allora per sei anni il padre del bambino, Alessandro Avenati, lo ha cercato. Il bambino è stato ritrovato circa un anno fa a Spalato. “Non credo sia un reato difendere e cercare il benessere del proprio figlio soprattutto dopo la situazione che si  era creata negli ultimi anni di convivenza con Avenati – ha detto la donna- Nessun buon genitore lascia la casa familiare senza un motivo”.

Nuova decisione a favore del padre La casa del piccolo Cesare, il bimbo da anni al centro di una accesa disputa internazionale tra i genitori, è in Italia. E non c’è ragione perché non torni dal padre. Il tribunale di Zagabria segna un altro punto a favore di Alessandro Avenati, l’imprenditore torinese che lotta per riabbracciare il figlio avuto dall’ex compagna croata Nina Kuluz, a processo a Torino per sottrazione di minore. «Amo mio figlio – dice l’uomo, che rende nota l’ultima sentenza appresa da alcuni giornali croati -. Le decisioni dei giudici vanno rispettate».

La madre lo rapì nel 2012 Cesare Avenati, il piccolo di Moncalieri di 7 anni, sarebbe dovuto tornare in Italia l’altroieri. Il Tribunale di Spalato aveva deciso che il 27 giugno la madre. Nina Kuluz 44 anni, che lo aveva rapito nel 2012, lo avrebbe dovuto ”consegnare” al papà, Alessandro Avenati.

Affidato al padre, due anni fa la mamma lo ha portato in Croazia Tutto ha inizio l’8 aprile 2011. Nona e Alessandro vivono insieme da nove anni, ma dopo la nascita di Cesare cambia tutto. «Nina è diventata ossessiva, non mi lasciava stare con mio figlio, finché non lo ha portato via» racconta l’imprenditore. E lui, lo ha scoperto chiamando la donna al telefono, utilizzando il cellulare di un amico. «Se vedeva il mio numero, non rispondeva. Appena sono riuscito a parlarle, mi ha gelato “Ti sei fatto male i calcoli e i conti. Addio”». In quel momento, è incominciato il calvario di Alessandro. «Ho speso almeno 60 mila euro, più tutti i soldi che non ho guadagnato per andare a trovare il più possibile mio figlio a Spalato» racconta. Le ha tentate tutte. Ma Nina ha le spalle coperte. Dalla sua parte ci sono gli «Ustascia», gruppo ultranazionalista croato molto potente nei Balcani. «Ero con l’avvocato croato che mi assiste in quel Paese. Ci siamo seduti al tavolino di un bar. Davanti avevamo due tizi, hanno messo le pistole sul tavolo e mi hanno chiesto 20 mila euro per ridarmi Cesare» aggiunge Alessandro. Ne hanno ottenuti 2 mila e 500 come anticipo e sono spariti.

Il coraggio del padre Le notizie sono queste: frammentate, scarne, ma ufficiali. Anche i media croati ne fanno cenno nel rullo delle breaking news. Di questa triste storia iniziata nel 2011 si sono occupati a ruota trasmissioni di giornalismo investigativo, telegiornali, rotocalchi del pomeriggio e decine di periodici e quotidiani. E questo grazie a un padre instancabile, coraggioso che non ha mai perso le speranze e ha acceso fari dappertutto perché il sogno/diritto di riabbracciare suo figlio non finisse sepolto dal tempo, dalle distanze, dall’oblio.

Tutto inizia l’8 novembre 2011. Alessandro scopre che Nina è scappata con Cesare chiamando la donna al telefono, utilizzando il cellulare di un amico. «Se vedeva il mio numero, non rispondeva. Appena sono riuscito a parlarle, mi ha gelato “Ti sei fatto male i calcoli e i conti. Addio”» gli disse. In quel momento, è incominciato il calvario. «Ho speso almeno 60 mila euro – ha raccontato Alessandro – per andare a trovare mio figlio a Spalato». Le ha tentate tutte. Ma Nina ha le spalle coperte.