STUDIO CATALDI. “Mutui, affitti e mantenimento: nuovi aiuti a separati e divorziati. Di Prof. Marino Maglietta

Storica iniziativa della provincia di Trento che delibera la deducibilità di una serie di oneri a sostegno delle famiglie separate e divorziate per favorire il diritto dei figli alla bigenitorialità

Approfondimento tecnico del Prof  Marino Maglietta dalla rivista giuridica telematica  Studio Cataldi sulla recente approvazione di un ordine del giorno leggi qua a firma del consigliere provinciale Degasperi (leggi RISULTATO CLAMOROSO! congiuntamente scritto dal Centro Antiviolenza Bigenitoriale onlus e dal consigliere comunale di Trento  Andrea Maschio, durante la discussione in aula della proposta di Legge a prima firma dell’Assessore  Stefania Segnana, poi approvata, in materia di “Interventi a sostegno dei coniugi separati o divorziati in difficoltà”.

Mutui, affitti e mantenimento: nuovi aiuti a separati e divorziati

Storica iniziativa della provincia di Trento che delibera la deducibilità di una serie di oneri a sostegno delle famiglie separate e divorziate per favorire il diritto dei figli alla bigenitorialità

di Marino Maglietta – Il disegno di legge 39/XVI, “Interventi a sostegno dei coniugi separati o divorziati in difficoltà”, appena approvato dal Consiglio della Provincia di Trento, modificando i criteri di calcolo dell’indicatore ICEF offre notevoli opportunità a favore di tale categoria ai fini dell’accesso al credito a condizioni agevolate.

Mutuo, affitto e mantenimento deducibili dal reddito

Rilevato l’impoverimento di tali nuclei familiari, dovuto sia al raddoppiamento di varie voci di spesa che alla perdita delle economie di scala, si decide di consentire la deduzione dal reddito non solo del mutuo che sia stato contratto dal genitore che si allontana dalla casa familiare per procurare un nuovo alloggio a se stesso e a i figli – nonché dell’eventuale canone di locazione del medesimo – ma anche dell’assegno per contribuire al mantenimento della prole.

In sostanza, viene prevista la possibilità di ottenere prestiti a condizioni particolari in modo da facilitare la restituzione delle somme.

Concretamente la Provincia, stanziando 100.000,00 euro per il primo anno e 200.000,00 per l’anno successivo, potrà concedere fino ad un importo massimo di 30.000,00 euro, il rimborso degli interessi su prestiti contratti ai fini e nelle condizioni suddette. In questo modo si calcola di poter soddisfare 66 richieste alla partenza più altrettante l’anno dopo, mantenendo le prime.

La Provincia, per rendere operativa la procedura, si è impegnata a sottoscrivere specifiche convenzioni con gli Istituti di credito disponibili.

A ciò è da aggiungere la possibilità di assegnazione temporanea di alloggi pubblici, come già avvenuto da tempo in altre sedi.

A chi spettano i benefici

Il beneficio riguarda in primo luogo i coniugi, e quindi i figli di coppie sposate, ma è stato integrato fino a comprendere le coppie di fatto ai sensi della 76/2016, per rispettare l’unicità della filiazione stabilita dal d.lgs 154/2013. Restano, quindi, ancora escluse le coppie di fatto che non si siano registrate; ma nulla vieta di procedere in tal senso a chi, in vista di una rottura, voglia fruire dei benefici.

Gli altri interventi a favore della bigenitorialità

Insieme a questo tipo di sostegno il ddl prevede interventi “nell’ambito della rete di servizi sanitari, socio sanitari e socio assistenziali esistenti, ed in particolare” operati “dai consultori per il singolo, la coppia e la famiglia e dagli sportelli per il sostegno ai singoli e ai nuclei familiari“.

Una particolare enfasi è riservata alla mediazione familiare, sottolineando la sua “specifica attenzione alle situazioni di fragilità e conflitto familiare, con l’obiettivo di garantire il diritto dei figli a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori.”

Un’iniziativa storica della provincia di Trento

Volendo quindi, doverosamente, cogliere gli aspetti più significativi di una iniziativa che si caratterizza indubbiamente come storica rottura rispetto a consolidati schemi, si ha anzitutto il compito di spiegare come si giustifichi la deduzione dell’assegno di mantenimento dei figli, che a livello nazionale non è deducibile dall’IRPEF. La più banale obiezione alla scelta trentina consiste infatti nel far notare che se quella coppia non si separava avrebbe ugualmente dovuto provvedere ai bisogni della prole, per cui “non esiste aggravio”. Ciò, tuttavia, è solo apparentemente corretto. Anzitutto il mantenimento si compone di due gruppi di oneri, le voci ordinarie e le “spese straordinarie”. E l’assegno va a coprire le prime; le seconde sono calcolate a parte. Ora, sono essenzialmente le prime che in caso di separazione aumentano sensibilmente, essendo necessario pagare i canoni del doppio di utenze, riscaldare il doppio circa di ambienti e perdere le economie di scala per l’alimentazione. E ciò che si può dedurre è proprio l’assegno, non le spese straordinarie. D’altra parte, più in generale, mentre la deduzione dal reddito IRPEF si riflette direttamente sugli oneri fiscali, quella dall’ICEF serve solo a poter accedere ad agevolazioni sociali.

Il fine: la tutela del diritto dei figli alla bigenitorialità continua a leggere l’articolo.